Atti degli apostoli

    Gli apostoli i cui atti sono narrati in questo libro biblico sono principalmente Pietro e Paolo. Il pregio di Atti è che fornisce una storia accurata di come fu adempiuta la promessa dello spirito santo fatta da Cristo, come sotto la guida di questo il vangelo fu divulgato e vennero favoriti anche i Gentili, e come la persecuzione più accesa non riuscì ad estinguere la verità del Regno. Atti inoltre provvede l’ambiente per le epistole di Paolo. Senza questo mirabile sfondo storico secondo cui considerarle, esse perderebbero molta della loro forza. Luca scrisse Atti, come si può constatare confrontando Luca 1:1-4 con Atti 1:1. Egli assicurò la continuità tra il suo Vangelo e Atti narrando di nuovo l’avvenimento finale del suo Vangelo nell’introduzione di Atti, cioè, l’ascensione. (Luca 24:49-53; Atti 1:4-12) Avendo forgiato quest’anello di congiunzione, Luca presenta una catena di avvenimenti che si estendono per ventotto anni. Seguiamola, anello per anello.
    Dopo aver tirato a sorte per sostituire Giuda, si giunge a quella prima memorabile Pentecoste dopo l’ascensione di Cristo! Il promesso spirito santo fu sparso; la predicazione in molte lingue prorompeva dalle labbra degli unti. Pietro si alza, e con un discorso rivelatore usa la prima delle “chiavi” affidategli per dischiudere il mistero del Regno. (Matt. 16:19) Tremila persone immerse! I discepoli mettono tutti i loro beni in comune nell’interesse dell’opera di testimonianza, e Geova aggiunge ogni giorno nuove persone alla chiesa. (1:15-2:47; 4:31-5:11) Per la potenza dello spirito santo l’opera di testimonianza avanza rapidamente! Poveri Farisei e Sadducei insensati! Avevano ucciso Gesù per far tacere questo bruciante messaggio, ed ecco il risultato! Il numero dei discepoli sale da tre a cinquemila, e un ultimatum religioso di “non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù” viene intrepidamente respinto da Pietro e Giovanni. Avanti col lavoro! Con l’aumento delle guarigioni miracolose cresce l’ira dei religiosi. Imprigionati dai Sadducei, gli apostoli sono liberati da un angelo. Alle minacce del concilio religioso danno questa risposta: “Dobbiamo ubbidire a Dio anziché agli uomini”. E se ne vanno testimoniando di casa in casa! (3:1-4:30; 5:12-42).
    Altra legna è gettata sul fuoco della persecuzione! Questo crepita e divampa crudelmente mentre Stefano è lapidato a morte. Ma, peggio per i religionisti, la loro campagna torna a loro sfavore. I Cristiani che “erano stati dispersi se ne andarono di luogo in luogo, annunziando la Parola”. Filippo l’evangelista intraprende il servizio di pioniere nella Samaria, e Pietro e Giovanni lo seguono visitando gli interessati. Poi, ha luogo uno strano e inaspettato avvenimento: Saulo di Tarso, il fomentatore della persecuzione nemica, è convertito da Cristo stesso e incaricato come apostolo nel posto lasciato vacante da Giuda. Saulo diventa l’apostolo Paolo, predica a Damasco, è sottoposto al fuoco della persecuzione che egli una volta alimentava. Sfuggito ai piani micidiali dei Giudei essendo stato calato di notte oltre il muro della città in una cesta, il nuovo apostolo si associa con gli apostoli a Gerusalemme per un certo tempo prima di recarsi a Cesarea e a Tarso. (6:1-9:31).
    Se la conversione di Paolo fece colpo, ciò non fu nulla a paragone con quello che stava per accadere: l’uso da parte di Pietro della seconda delle “chiavi del regno de’ cieli”. Con la sua predicazione ai Gentili egli aprì loro la porta d’entrata nel Regno. Questo suo atto è confermato dall’alto, con lo spargimento dello spirito su Cornelio, il centurione Gentile, e sui suoi congiunti a Cesarea. (10:1-48) Pietro riferisce la cosa agli apostoli a Gerusalemme. (11:1-18) Terminarono così le “settanta settimane” della profezia di Daniele, e siamo introdotti nell’anno 36 d. C. (Dan. 9:24).
    Col capitolo dodici l’apostolo Pietro scompare dal racconto e Paolo entra in primo piano. È narrata la persecuzione della chiesa da parte di Erode Agrippa, l’uccisione di Giacomo, l’imprigionamento di Pietro, la liberazione di Pietro e la morte di Erode per mano di Dio. Verso questo tempo Barnaba e Paolo, ora accoppiati nel servizio, vengono da Antiochia a Gerusalemme con un’offerta di soccorso per i fratelli che sono in Giudea. (9:27, 30; 11:22-30) La fine del capitolo li vede ritornare ad Antiochia in Siria, accompagnati da Giovanni Marco.
    Da questa Antiochia Paolo, con Barnaba e Marco, comincia il suo primo viaggio missionario. (Per accrescere l’interesse e l’apprezzamento, seguite i viaggi di Paolo su una cartina geografica). La prima sosta ha luogo nelle vicinanze di Seleucia; poi continuano fino alle città cipriote di Salamina e Pafo; quindi a Perga nella Panfilia. Di qui Giovanni Marco ritorna a Gerusalemme; Paolo e Barnaba si affrettano ad Antiochia di Pisidia. Poi entrano in Galazia e nella provincia limitrofa di Licaonia, e nelle sue città di Iconio, Listra (fu qui che i religionisti infuriati lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città come morto) e Derba. Da Derba rifecero il cammino attraverso Listra, Iconio, Pisidia, Antiochia e quindi scesero un’altra volta nella provincia di Panfilia e nella città di Perga. Dopo una sosta ad Attalia, i due ferventi testimoni fecero vela per il loro punto di partenza, Antiochia di Siria. Così termina il primo giro di predicazione di Paolo. (13:1-14:28) Esso ebbe luogo poco dopo il suo viaggio a Gerusalemme con l’offerta di soccorso, che fu nel 44 d. C.
    Un lungo intervallo di testimonianza in Antiochia, interrotto da un viaggio a Gerusalemme per definire una disputa concernente la circoncisione, intercorre prima che Paolo parta per il suo secondo giro. Poi, egli si mette di nuovo in cammino come servitore di circoscrizione, “confermando le chiese”; ma questa volta lo accompagna Sila invece di Barnaba. (15:1-40) Paolo e Sila vanno attraverso la Siria e la Cilicia nelle città di Derba e Listra (dove furono raggiunti da Timoteo), e attraverso le regioni della Frigia e della Galazia. Oltrepassando le province romane dell’Asia con la guida dello spirito, attraversano la Misia e giungono a Troas. A questo punto la narrazione comincia ad essere fatta in prima persona plurale, indicando che Luca, il narratore, aveva ora raggiunto i viaggiatori. (16:10) Guidati dallo spirito santo, andarono in Macedonia. Attraversando quello che è ora il Mar Egeo, essi sostano sull’isola di Samotracia, e il giorno dopo sbarcano a Neapoli in Macedonia. Sono riferite entusiasmanti esperienze di campo avvenute durante la loro prossima sosta, Filippi. Sembra che Luca sia rimasto in questa città, mentre Paolo e i suoi due compagni si spingono fino ad Amfipoli, Apollonia, Tessalonica e Berea. Da qui Paolo procede solo, entra nelle città greche di Atene e Corinto. In quest’ultima città è raggiunto da Sila e Timoteo, e qui rimane ad insegnare per diciotto mesi (50, 51 d. C.). Mentre si trovava a Corinto Paolo scrisse le sue prime epistole canoniche, le due lettere ai Tessalonicesi. Lasciando la compagnia di Sila e Timoteo, Paolo fa vela per Efeso, di là s’imbarca per Cesarea, e poi sale a piedi a Gerusalemme. Dirigendosi a quella che pare sia stata la sua dimora stabile, Paolo rientra ad Antiochia di Siria, e così conclude il suo secondo e lungo viaggio. (15:41-18:22) Esso comprende probabilmente gli anni 49-51. Fu circa in questo tempo che Paolo scrisse la sua lettera ai Galati.
    Il terzo giro di Paolo comprende un periodo di circa quattro anni (52-56 d. C.), e ripete in gran parte il secondo viaggio, salvo che questa volta la provincia dell’Asia riceve una buona testimonianza. Partendo da Antiochia solo, Paolo s’inoltra a nord e ad ovest, entra in Galazia e in Frigia, facendo visite ulteriori, espandendo l’opera. Quindi s’incammina verso la costa di Efeso, nelle cui vicinanze rimane tre anni circa. (20:31) Qui la sua predicazione suscita opposizione, ma tutta l’Asia ode il vangelo. Verso la fine del suo soggiorno ad Efeso egli scrisse la prima lettera ai Corinzi, verso il 55 d. C. Si trasferisce in Macedonia (dove scrive la seconda epistola ai Corinzi), e scende nuovamente in Grecia. Mentre vi passa l’inverno scrive ai Romani. Rifa il cammino attraverso la Macedonia, viene raggiunto dal narratore Luca (20:5), e fa vela per Troas. I suoi compagni di servizio s’imbarcano per Asso, ma Paolo attraversa il paese a piedi, li incontra qui e prosegue con loro il viaggio alla volta di Mitilene, Chio, Samo, Trogilio, Mileto, Cos, Rodi, Patara, e quindi attraversano l’azzurro Mediterraneo per entrare infine nel porto di Tiro. In cammino verso Gerusalemme Paolo sosta a Tolemaide e a Cesarea. Indi Gerusalemme e qui termina il suo terzo giro di predicazione. (18:23-21:15).
    Il racconto giunge al punto culminante con la narrazione dell’arresto di Paolo a Gerusalemme, i suoi processi, il suo appello a Cesare, il suo viaggio a Roma, e qui la sua predicazione. Gli avvenimenti precipitano. Scoppia una sommossa contro Paolo nel tempio di Gerusalemme; egli dà testimonianza alla folla di scalmanati religiosi; compare davanti ai principali sacerdoti e al concilio; un complotto per uccidere Paolo è sventato trasferendo Paolo presso Felice in Cesarea con la protezione dell’oscurità e di una buona scorta di soldati. Dinanzi a Felice Paolo confuta le false accuse di sedizione; per due anni Paolo è tenuto prigioniero, mentre Felice spera in un regalo che non riceve mai; poi Festo considera il caso di Paolo, e il progetto di consegnare Paolo ai Giudei è frustrato dall’appello fatto da Paolo a Cesare; ma prima che Paolo sia mandato a Roma egli ha l’opportunità di pronunciare una vigo-rosa difesa davanti al re Agrippa, ospite di Festo. (21:17-26:32).
    Un’emozionante avventura domina i due capitoli finali. Paolo prigioniero, insieme a Luca, salpa per l’Italia, verso il 58 d. C. Dopo una sosta a Sidone, la nave procede lungo la costa della Cilicia e della Panfilia e getta l’ancora a Mira, città della Licia. Qui si imbarcano su un’altra nave e continuano a costeggiare la parte meridionale dell’Asia Minore. Giunti di fronte a Gnido sono costretti dai venti a passare sotto Creta, e mentre fanno il giro di questa isola e giungono a Beiporti il pericolo era au-mentato al punto che Paolo previde l’imminenza del naufragio. Ma il centurione credette al parere del padrone della nave e il viaggio continuò. Due settimane passano, e i naviganti fanno naufragio sull’isola di Malta, sotto la Sicilia. Tre mesi più tardi una nave che aveva svernato presso l’isola li portò verso nord a Siracusa in Sicilia, poi a Reggio e infine a Pozzuoli. Di là furono percorse le tappe finali del viaggio, attraverso il Foro Appio e le Tre Taverne, e Paolo giunse a Roma, verso il 59 d. C. Atti termina con l’informazione che Paolo sotto la custodia di un soldato abitò qui e predicò il regno di Dio, per almeno due anni. (27:1-28:31) Durante la sua prima prigionia in Roma Paolo scrisse le epistole agli Efesini, Filippesi, Colossesi, ed una a Filemone.
    Rimane da definire una questione : Quando scrisse Luca il libro di Atti? L’opinione generale è che fu sul finire di questo periodo di due anni a Roma, verso il 61 d. C. Dato che la narrazione arriva fino a quel tempo non poteva essere stato prima, e dato che essa lascia Paolo in questo luogo e l’esito del suo caso indeciso, è ovvio che on fu scritto molto più tardi. Certo, Luca animato dallo spirito di Geova a scrivere in Atti le verità e le esperienze di camelie tanto contribuiscono al nostro appezzamento e intendimento delle Scritture Greche.

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