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Aggeo
“Il secondo anno del re Dario, il sesto mese, il primo giorno del mese, la parola dell’Eterno fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo, a Zorobabele, figliuolo di Scealtiel, governatore di Giuda, e a Giosuè, figliuolo di Jehotsadak, sommo sacerdote”. (Aggeo 1:1) Con queste parole il versetto introduttivo del libro di Aggeo informa che il profeta Aggeo, il quale scrisse il libro recante il suo nome, parlò per ispirazione. Quindi lo scritto è autentico e canonico. Tali parole ci informano pure riguardo al tempo in cui Aggeo cominciò a profetizzare e a chi si rivolse. Le profezie di Aggeo, il cui nome significa “festivo”, constano di quattro brevi discorsi, ma pronunciati in tre giorni diversi. L’ultimo porta la data del ventiquattresimo giorno del nono mese, nel secondo anno di Dario (II), il che indica che dal primo all’ultimo discorso trascorsero solo tre mesi e ventiquattro giorni. Perciò, il libro è breve non soltanto in quanto alla lunghezza ma anche in quanto al tempo. Poco si sa di Aggeo personalmente. Probabilmente tornò da Babilonia con Zorobabele nel 537 a. C.
Ecco le condizioni storiche inerenti alle profezie di Aggeo: Diciassette anni prima, cioè nel 537 a. C., Zorobabele era tornato dalla cattività con circa 50.000 Ebrei, per riedificare il tempio. Sorse opposizione da parte degli ostili vicini, quegli ibridi religiosi chiamati “Samaritani”, che dopo un certo tempo riuscirono a interrompere l’opera di ricostruzione. Essi complottarono d’imporre un decreto ufficiale persiano contro l’opera teocratica di ricostruzione, e per quasi sedici anni i lavori nel tempio furono sospesi. Fu in quel tempo preciso e in tali condizioni che Geova suscitò il profeta Aggeo, nel secondo anno di Dario II, nel 520 a. C. (Esdra 1:1-4; 2:1, 2; 4:1-5:1).
Innanzi tutto, il profeta rivolse la parola di Dio a coloro che i moderni chiamerebbero “disfattisti”. Vi erano alcuni fra il rimanente tornato dalla cattività i quali timorosamente ed egoisticamente giudica-vano secondo le condizioni esteriori e affermavano: “Il tempo non è giunto, il tempo in cui la casa dell’Eterno dev’essere riedificata”. Più tardi questi disfattisti si lamentarono che il nuovo tempio in costruzione non era nulla in confronto a quello eretto da Salomone. (1:2; 2:3) Ma senza lasciarsi scoraggiare Aggeo parlò a quelli che mancavano di fede e zelo per la casa di Dio infondendo forza e zelo nei loro deboli cuori. Il suo primo discorso denunciava la trascuratezza degli Ebrei che abitavano nelle proprie case ultimate ma erano contenti di lasciare che la casa del Signore giacesse in rovina. A causa di ciò dal cielo “non c’è stata rugiada” e la terra “ha ritenuto il suo prodotto”. Una serie di raccolti mancati e di stagioni improduttive li impoverirono; da un’abbondante seminagione raccolsero poco. (1:4-11) Le parole di Aggeo s’impressero profondamente nel cuore del popolo e dei suoi capi Zorobabele e Giosuè. In meno di quattro settimane, nonostante il decreto imperiale, il lavoro del tempio fu ripreso! (1:12-15).
Il secondo discorso di Aggeo (2:1-9) fu pronunciato poco meno di un mese dopo la ripresa del lavoro. Questa volta per demolire la propaganda dei nostalgici secondo i quali il nuovo tempio era una delusione in confronto alla gloria del tempio di Salomone. Ma questo discorso rivolto a Zorobabele e a Giosuè e a tutto il rimanente li assicurava che “la gloria di quest’ultima casa sarà più grande di quella della prima”, poiché Geova farà “tremare tutte le nazioni” e “verrà il Desiderato da tutte le genti” al tempio. (Tintori) Due mesi e tre giorni più tardi il fondamento del tempio di Geova fu posto, e il terzo discorso (2:10-19) interroga i sacerdoti riguardo alla passata impurità della nazione; li invita a considerare la piaga dei mancati raccolti che colpì il paese mentre i lavori del tempio erano fermi; promette benedizione in vista della ripresa attività di costruzione. Come in effetti si svolsero le cose, Geova benedì il loro zelo e coraggio inducendo Dario II a rimettere in vigore il decreto di Ciro che autorizzava i lavori. I maligni avversari samaritani furono ridotti al silenzio. Il quarto discorso (2:20-23) fu pronunciato lo stesso giorno, e fu rivolto esclusivamente a Zorobabele. Predisse che Geova avrebbe rovesciato questo iniquo mondo di Satana, distrutto i suoi regni e governi, e insediato nella potenza del Regno il più grande Zorobabele, Cristo Gesù.